"sull'isola immersa nel sole del sud caduta dal cielo, è l'arte della mano nuda, che mi preoccupa, perchè non deve spegnersi. Chi vorrà farla sopravvivere e fiorire?
Davanti al cielo azzurro io assumo l'impegno.

(Gichin Funakoshi)

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  • Il Dojokun

    Nel 1935, G. Funakoshi scrive la sua opera più importante, intitolata "Karate-do kyohan" (Testo di insegnamento del karate-do). G. Funakoshi scrive "I venti precetti della via del karate" quando il Giappone e già in guerra con la Cina dal 1937 eccoli qui elencati:
    1. Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto.
    2. Nel karate, non si prende l'iniziativa dell'attacco.
    3. Il karate è un complemento della giustizia.
    4. Conosci dapprima te stesso, poi conosci gli altri.

    5. Nell'arte, lo spirito importa più della tecnica.
    6. L'importante è mantenere il proprio spirito aperto verso l'esterno.
    7. La disgrazia proviene dalla pigrizia.
    8. Non pensare che si pratichi karate solamente nel dojo.
    9. L'allenamento nel karate si prosegue lungo tutta la vita.
    10. Vedi tutti i fenomeni attraverso il karate e troverai la sottigliezza.
    11. Il karate è come l'acqua calda, si raffredda quando si smette di scaldarla.
    12. Non pensare a vincere, ma pensa a non perdere.
    13. Cambia secondo il tuo avversario.
    14. L'essenziale in combattimento è giocare sul falso e sul vero.
    15. Considera gli arti dell'avversario come altrettante spade.
    16. Quando un uomo varca la porta di una casa, si può trovare di fronte a un milione di nemici.
    17. Mettiti in guardia come un principiante, in seguito potrai stare in modo naturale.
    18. Bisogna eseguire correttamente i kata, essi sono differenti dal combattimento.
    19. Non dimenticare la variazione della forza, la scioltezza del corpo e il ritmo nelle tecniche.
    20. Pensa ed elabora sempre.
    Dōjō kun tradotto letteralmente significa “le regole del luogo dove si segue la Via”. L’origine del Dojokun risale all’origine delle arti marziali. Il primo Dojokun lo dobbiamo a Bodhidarma che era un monaco del monastero di Shaolin. Il Dojokun non è solamente una elencazione di principi a cui sottostare, ma al contrario è una spinta pratica all’esercizio della giusta condotta. Il Dojokun rappresenta l’unione tra la filosofia della Via e l’esercizio della forma, con l’intento che le conoscenze acquisite con la pratica non rimangano solo a livello dell’intelletto, ma che abbiano una valenza ed un contenuto nel comportamento da tenere nella vita di tutti i giorni. Non bisogna vedere i principi del Dojokun solo teoricamente ma come ispiratori all’esercizio di un giusto atteggiamento. I principi del Dojokun fanno sì che si possa perseguire un unico obiettivo: la crescita interiore di una persona in rapporto a sé stesso, agli altri uomini, alla vita ed al mondo intero. In definitiva i principi, che sono cinque, danno informazioni riguardo alla collocazione dell’allievo nel mondo. Si deve probabilmente al Maestro Sukagawa di Okinawa il Dojokun del Karate adottato poi dalle varie derivazioni del Karate originario.

    cinque principi che regolano il cammino dell’adepto ed il suo sviluppo in sintesi regolano:
    - il rapporto con sé stessi
    - il rapporto con il mondo   
    - la giusta aspirazione   
    - l’etichetta della condotta   
    - l’agire non violento

    Vediamo come ci sia una corrispondenza con:
    - cerca di perfezionare il carattere  
    - percorri la via della sincerità  
    - rafforza instancabilmente lo spirito  
    - osserva un comportamento ineccepibile  

    - astieniti dalla violenza e acquisisci autocontrollo

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    Le cinque regole in giapponese sono:
    一、人格完成に努むること (hitotsu, jinkaku kansei ni tsutomuru koto)
    一、誠の道を守ること (hitotsu, makoto no michi wo mamoru koto)
    一、努力の精神を養うこと (hitotsu, doryōku no seishin wo yashinau koto)
    一、礼儀を重んずること (hitotsu, reigi wo omonzuru koto)
    一、血気の勇を戒むること (hitotsu, kekki no yū wo imashimuru koto)
    Andiamo ora ad analizzare il significato di ognuna delle cinque regole:
    Il karate è via per migliorare il carattere (Ricerca la perfezione del tuo carattere). Questa prima regola sottolinea l'importanza dell'equilibrio nell'uomo. L'esercizio marziale non coinvolge esclusivamente il corpo: il praticante deve osservare con spirito critico in tutte le situazioni quotidiane che ostacolano il perfezionamento di sé stesso e deve affrontare le difficoltà interiori con lo stesso vigore con cui intraprende l'esercizio fisico che gli consente di affrontare le difficoltà esterne, lo spirito vigile e analitico deve guidarlo in tutte le situazioni della vita: confusione, pregiudizio, presunzione, egoismo, sopravvalutazione di se stessi, ingiustizia, autocommiserazione e sentimenti incontrollati ostacolano il progresso sulla Via. Imparare a gestire la propria interiorità, al contrario, aiuta a raggiungere l'equilibrio e a vivere un'esperienza enormemente appagante, se per altro l'allenamento fisico, con l'avanzare degli anni, conosce necessariamente delle limitazioni, lo spirito, invece, deve e può essere perfezionato fino alla morte.

    Il karate è via di sincerità (Difendi le vie della verità). Questa regola si esprime nella condotta di vita dell'uomo e nella disponibilità a riconoscere il giusto rapporto tra se stessi e ciò che si ha attorno, presupposto fondamentale per costruire giuste e rette relazioni con le altre persone. Un rapporto proficuo si instaura solo se l'individuo è capace di contemperare le proprie pretese personali con la dedizione e l'apertura verso gli altri, se questo equilibrio viene messo a repentaglio da un comportamento egoistico o superficiale, la comunicazione è soffocata; laddove si pretende più di quanto si dà o si avallano pretese superiori a quanto si è disposti a corrispondere o si promette molto e si mantiene poco, si suscita l'indignazione di quanti si trovano a dover compensare lo squilibrio insorto con un sacrificio superiore al giusto. L'equilibrio tra la pretesa e la disponibilità è il fondamento dello spirito del budo: solo nella verità l'uomo è libero, la pratica di questo principio rende consapevoli, umili e giusti.

    Il karate è via per rafforzare la costanza dello spirito (Cura il tuo spirito di ambizione). Questa regola si riferisce alla realizzazione dell'uomo in relazione ai suoi obiettivi di vita, essa è intimamente connessa ai primi due principi in quanto qualsiasi obiettivo richiede un'analisi approfondita e matura; il progresso, nel budo, può essere conseguito solo attraverso regolarità e costanza nell'esercizio. Le arti marziali possono essere apprese solo con l'autodisciplina, la costanza e la perseveranza, la disciplina è la base di ogni progresso. Se tale regola non viene rispettata dagli allievi, qualsiasi sforzo di miglioramento è vano. Si frequenta un dōjō perché si ha uno scopo, ma bisogna assumere la giusta condotta, l'ambizione di nuovi obiettivi, in sé e per sé, non è una forza positiva, lo diventa solo se associata ad un comportamento maturo, al senso della misura e alla conoscenza.

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    Il karate è via di rispetto universale (Onora i principi dell'etichetta). Questa regola si riferisce alle norme comportamentali che vanno conservate se si vuol capire gli altri ed essere accettati. La giusta condotta rende l'individuo degno di fede, aperto e semplice, rende possibile la comunicazione con gli altri e contribuisce a mantenere l'armonia nelle relazioni interpersonali. L'etichetta consiste nella forma comportamentale attraverso la quale una persona comunica ad un'altra di essere disponibile ad un contatto aperto; senza le buone maniere la franchezza si tramuta in grossolanità, il coraggio in rifiuto, l'umiltà in sottomissione, il rispetto in servilismo e la cautela in timore: l'etichetta provvede a mantenere la pace e l'armonia tra le persone. Nelle arti marziali l'etichetta trova espressione nei principi enunciati da Funakoshi: Senza cortesia viene meno il valore del karate e il karate inizia col saluto e finisce col saluto. Egli definì cortesia e rispetto le basi di ogni educazione ed il saluto il loro simbolo più importante. A livello avanzato tutti conoscono l'importanza del saluto; i praticanti che lo oltraggiano con la propria negligenza si dimostrano immodesti, egoisti e incapaci di adattamento: il modo in cui si effettua il saluto è specchio di sé, i modi sbagliati non sono sempre voluti, rappresentano solitamente una reazione naturale di protezione e timidezza, una maschera. Per questo nelle arti marziali l'etichetta non è solo forma, ma vera e propria via per la ricerca della verità interiore, poiché la pratica impone che la persona osservi e valuti correttamente il proprio comportamento nei confronti degli altri e di sé stesso.
    Il karate è la via per acquisire autocontrollo (Rinuncia alla violenza). Questo principio coinvolge la condotta che porta alla formazione di un carattere degno dell'essere umano ed alla sua convivenza con gli altri. Nel mondo animale i modelli comportamentali sono istintivi e servono proprio alla conservazione della specie, l'uomo può forgiare tali modelli grazie al proprio intelletto ed alla propria conoscenza, controllando la misura delle proprie azioni. L'elaborazione di questo concetto porta alla rinuncia della violenza fisica ed allo stesso tempo definisce tutte le forme di ricorso alla violenza quali indegne dell'uomo. Nel budo, e in particolare nel karate, si ricercano l'autocontrollo e la gestione del comportamento; se i praticanti di livello avanzato, capaci di arrecare ferite gravi, impiegassero le proprie capacità come strumenti di supremazia nei confronti delle altre persone, costituirebbero un pericolo per la società e sarebbero sostanzialmente indegni come individui. Quando Funakoshi dice: nel karate non c'è chi attacca per primo intende dire che l'uomo in quanto essere dotato di intelletto ha la capacità di trovare le vie della non violenza se affronta le situazioni controllando il proprio io. Il karate è un'arte di auto perfezionamento e, per raggiungere questo obiettivo, è necessario comprendere a fondo tale principio. La soluzione violenta dei problemi interpersonali è esecrabile e non consente una convivenza serena. L'esperienza secolare mostra che, per eccellere nelle arti marziali, il dōjō kun deve accompagnare la preparazione dei praticanti, indipendentemente dal livello, essi devono sottoporre il loro comportamento a regolari raffronti con il dōjō kun, che è un parametro di apprendimento nel corso dell'allenamento ma anche uno specchio dell'atteggiamento del singolo in relazione alla comunità. Il dōjō kun riflette la proporzione tra giusto e sbagliato nel comportamento personale, instaura l'equilibrio tra dare e avere ed impone il giusto rapporto tra pretesa e disponibilità

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