(Gichin Funakoshi)
La forza del genere umano consiste nella ricerca del “progresso” (progredire inteso come sinonimo, nel senso più ampio, di crescere), poichè senza “progresso” non potrebbe mai migliorare la propria condizione.
Ma questo suo punto di forza rappresenta al tempo stesso la sua più grande debolezza, poichè in essa risiede il desiderio di trovare del nuovo ad ogni costo.
Come una gazza, esso è abbagliato da tutto ciò che è nuovo, tutto ciò che brilla.
Questa sua superficialità lo allontana di giorno in giorno dallo scopo che lo ha animato e al tempo stesso fa si che esso non si accorge dei propri errori.
Considerare con obiettività ogni istante del nostro cammino, ritornando alla sorgente delle cose senza perder tempo a contemplarsi e bearsi dei nostri piccoli successi, è l’unico modo per progredire senza possibili errori.
Così nella vita, così nel karate.
Le Arti Marziali, nel corso dei secoli, sono arrivate a noi rinnovate dall’opera di grandi Maestri (Funakoshi per il karate, Kano per lo judo, Usheiba per l’aikido) che nella loro ricerca di miglioramento, di progresso, hanno sempre guardato indietro eliminando la possibilità di cadere in errore e mantenendo vivo il loro senso fondamentale, legato strettamente alla tradizione e al vero senso del Budo. Il profano delle Arti Marziali, ma spesso e purtroppo anche chi appartiene al nostro mondo, affronta superficialmente il loro studio e classifica i marzialisti in due categorie gli sportivi ed i mistici; considerando i primi come gli unici che ricercano l’efficacia dell’arte al fine di gareggiare, ed i secondi come religiosi che praticano le arti come gente che va in chiesa.
Questa concezione semplicistica è completamente errata perché ignora il vero senso del Budo, ma purtroppo è largamente radicata nelle menti delle persone, rafforzata dalla “sportivizzazione” a cui le arti marziali sono andate in contro. Lo judo, il karate, il taekwondo sono ormai relegati a mere manifestazioni sportive, che se da un lato offrono un palco per ampliare la conoscenza di questo bellissimo mondo, dall’altro rischiano di offuscarne l’essenza.
Il mio studio personale del Karate dura ormai da quasi trent’anni, nulla in confronto ai miei maestri, ma se da ragazzo il mio percorso era sospinto dalla voglia di ricercare la perfezione della tecnica, del kata, del gesto nel kumite e quindi da una vena “sportiva” (anche se non nel senso stretto del termine) ora che la mia maturità me lo permette e da quando sono passato dall’altra parte del dojo, ho iniziato un nuovo percorso, una nuova ricerca che esula da tutto questo.
È certamente interessante praticare il Karate come uno sport, ma lo sarà forse di più se cercheremo di andare più lontano, di ricercare un'efficacia ancora più grande, che ci permetta in questa ricerca di conoscerci e di lottare contro i nostri difetti, di comprendere gli altri e di amarli, di raggiungere un'unità interiore e di proiettarla verso l’esterno.
A questo scopo le regole, i DOJO-KUN, non sono solo una questione di etichetta, di tradizione, ma rappresentano un viatico, un promemoria per la nostra crescita personale, come individui e come karateki.
Mettendo piede nel dojo si entra in un luogo, in un mondo, in cui tutto deve essere amplificato: l’amicizia si trasforma in fratellanza, l’affetto in amore, l’impegno in dedizione, la stima in rispetto.
Il primo scopo del Karate-Do é la ricerca del “ki”, sinonimo dell’ ”om” induista, del “verbo” cristiano, del “tao”, ecc.., e in definitiva è la ricerca della pace interiore.
Il Karate-Do è semplicemente una "Via" e le vie non sono mai in conflitto tra di loro ma si possono e devono rafforzarsi a vicenda.
Nella via del Karate l'allenamento porta alla conoscenza di noi stessi, e questa ricerca è parte integrante con il seguire delle regole.
L'arroganza é il primo nemico che dobbiamo combattere, mentre il rispetto deve essere verso tutti; il rispetto dei gradi (kyu e dan) e dei ruoili (maestro e allievo) é importante e fa parte della disciplina del karate, ma esso si rispecchia nel rispetto verso l'essere umano, qualunque esso sia e qualunque grado abbia. L'allenamento nel Karate deve essere fonte di crescita personale positiva.
Il Karate-Do, nella sua essenza, è l'arte di vincere sé stessi.
Lo scopo del Karate-Do e della disciplina insita in quest'Arte Marziale consiste nell'autocontrollo dei sensi e del proprio carattere per ottenere il proprio equilibrio, che venga chiamato “illuminazione”, “pace interiore”, “beatificazione” ecc.
Il nostro unico avversario siamo noi stessi, con la nostra arroganza, il nostro egoismo e la nostra presunzione, questi difetti debbono essere eliminati perchè solo rendendoci umili verso chi ci insegna, verso le persone a cui insegnamo, possiamo vincere noi stessi, crescendo e perfezionando il nostro carattere e renderci disponibile verso gli altri.
di A.Bonfili